Intorno a me...Silenzio?
Guardando dentro di me non vedo altro che nullità e vergognia. Nullità perché mi sento dominato dal vuoto, dall’orrore di una vita che non ho scelto e che non avrei mai potuto volere, vergognia perché ho perso me stesso nel momeno in cui
sono nato.
Il mio nome? Non so con precisione come si pronuncia, né se si può parlare di un nome vero e proprio. Per la verità si tratta di un insieme di lettere e numeri che io stesso stento a ricordare e che forse non ha nemmeno un senso…non per me, per lo meno. La maggior parte di quelli che mi conoscono preferiscono rivolgersi a me con un generale: “Ehi, tu!”, frase che
il più delle volte è poi seguita da: “Tocca a te!” oppure “È il tuo turno, piccolo mostro!”. Ma questo non mi tange minimamente, perché la restante parte mi riconosce come me e basta.
Il posto in cui vivo è un luogo strano, lontano da tutto e tutti, lontano persino dall’immaginazione più fervida, del più fervido uomo perverso del mondo. Una volta lo chiamavo casa, ora è diventato incubo. Chiunque io sia, devo ammettere però che è in piena armonia con il mio essere. Spazioso, freddo, vuoto, misterioso, oserei dire nascosto…pieno di telecamere. È qui che non abbiamo bisogno di chiamarci, che non abbiamo bisogno di possedere dei nomi normali per riconoscerci: nessuno parla mai veramente con l’intento di comunicare. Le nostre conversazioni sono per lo più fatte di suoni e di gesti.
Quanti siamo? Tanti, troppi. Sempre di più rispetto a quanto si possa realmente pensare.
Chi siamo? Io e i miei fratelli…non figli delle stesse persone, non con legami di sangue. Ma siamo comunque
fratelli. Una ventina, credo, stando a quanto dicono di noi i nostri tutors. Venti mocciosi GM, geneticamente modificati. Ognuno di noi è il risultato di una ricerca specifica: qualcuno vola, qualcuno corre moooolto velocemente, qualcuno ha le caratteristiche di un animale…io sono telepatico. O, per lo meno penso si dica così. Non ce ne sono altri come me: i tutors hanno avuto paura di ritentare l’esperimento. La mia mutazione è dovuta ad uno strano invertimento dei processi del mio cervello: sono in grado di emettere suoni e parole, di leggere e scrivere, ma non riesco a vedere i colori, non riesco a sentire gli odori. I miei occhi hanno una struttura strana, atta alla focalizzazione di oggetti a grande distanza, un po’ come un radar, ma senza ultrasuoni. Non sento ciò che mi viene detto, nemmeno se mi urlassero in un orecchio. L’unico modo che ho per compensare tutto questo è intrufolarmi nella mente di chi mi sta intorno e vedere, sentire, odorare ciò che loro vedono, sentono, odorano. Perché la mente umana è come un computer: ogni azione corrisponde ad un determinato
linguaggio, un determinato codice. Io non possiedo i geni per formare un linguaggio tutto mio, ma sono in grado di decodificare i codici degli altri. Ad esempio: se la mente di un essere umano qualsiasi registra un certo suono, un certo profumo, un certo colore con la lettera a io sono in grado di leggere quella lettera, ma non di scriverla.
Il più delle volte mi sento solo: questa mia capacità mi mette in condizione di poter avvertire ciò che qualcun altro avverte, le sue emozioni, le sue sensazioni, ma è terribile sapere che nessuno mai potrà comprendere le tue così a pieno. La maggior parte delle volte, poi, preferirei essere cieco, sordo, muto piuttosto che penetrare in certe situazioni, che sentire la disperazione degli altri e non poter fare nulla per migliorare la mia che cresce a dismisura a mano a mano che vengono creati nuovi fratelli, che gli esperimenti falliscono.
La mia vita è una vita che non augurerei mai a nessuno: ma è mia e sono intenzionato a viverla fino in fondo. Per quanto orribile e contro natura possa essere continuerò a vivere finché avrò fiato per farlo, poi, forse, troverò la pace…e intorno a me sarà finalmente silenzio.
6K28R503
rabbrividire e a velocizzare il passo.

Senti rizzartisi sulla nuca i capelli ribelli che non hanno accettato il giogo dell'elastico, stamattina.
ORA TOGLIETEVI DALLA STRADA!!!

Quasi ti si blocca il cuore. Tenti di gridare ma il terrore blocca ogni suono, ancora prima che possa uscirti dalla gola tesa e palpitante. 
Ansimi ma non sai che cosa fare. Lo fissi, non ne puoi fare a meno: i suoi occhi sono come due calamite. 
Ricordo le favole di una donna che amorevolmente si chinava verso il suo piccino, che gli sedeva accanto sul letto e gli sussurrava all'orecchio che i mostri non esistono, che il fratellino grande lo dice solo per spaventarti...e contemporaneamente si poggiava la mano sul cuore e sospirava verso la finestra.

Mancano cinque minuti alla fermata dell'autobus, poi, sarai di nuovo a casa, stravaccato sul divano a vedere la partira di baseball.