Il bacio candido di una melodia trova il suo posto e la sua massima espressione là dove il tempo inumano incontra l’eternità e si ferma ad abbracciarla. Allora ogni cosa ed ogni oggetto si trasforma in un muto spettatore ed ogni essere vivente, uomo o bestia che sia, si ferma con esso a guardare e ad ascoltare il passato ed il futuro che danzano insieme.
Si vive per una cosa sola e la musica non è la vita. Ti chiedi se questa non sia follia e ti accorgi che, in realtà, sei tu, vivendo, che sei la sua vita. Sono le tue mani che creano le note, non le note che creano te. Qualunque cosa tu possa pensare è espressione armonica, qualunque cosa tu vedi, un temporale, il mare, persino la più orribile, è espressione armonica. Eppure sei tu, solo tu, che vivendo costruisci la musica. Solo tu. Perché essa è muta e celata dietro ogni cosa, e muta e nascosta e nuda non attende altro che qualcuno le dia voce, la riveli al mondo, la vesta di solennità e di splendore. E così le dita del pianista le accarezzano delicate la schiena, le gote del flautista infondono tra le sue labbra il proprio spirito vitale e l’archetto sfiora dolcemente le sue grazie con la prudenza e la maestria dell’amante di una vergine.
